Martedì 12 novembre

Brexit: il “no” del settore auto


La Brexit sempre più vicina: l’appello delle associazioni dei costruttori auto

È una forte opposizione quella che si sta verificando in questi giorni da parte del settore automobilistico contro il governo inglese e la sua decisione di non ripensare alla Brexit. Il conto alla rovescia è ormai prossimo alla fine, dato che manca poco più di un mese al fatidico 31 ottobre 2019 data che vedrà l’uscita della Gran Bretagna dalla UE. Ma quali sono le conseguenze che si verniceranno sul settore del mercato automobilistico Europeo?

Cosa comporterebbe la Brexit per l’industria Europea delle automobili

Ma cosa comporterebbe l’uscita dell’Inghilterra dal mondo economico Europeo? Le attività che concernano l’automotive non riguardano solo la progettazione e la costruzione di auto con la relativa vendita e acquisto, ma anche il complesso di tutte le società e imprese che si sviluppano intorno a questo mondo. Basta considerare le imprese di design, il settore dei pezzi di ricambio e quello pubblicitario. Una realtà che ogni anno dà lavoro a 13,8 milioni di persone, con la produzione di 19 milioni di veicoli, uno dei pilastri del nuovo sistema economico Europeo.
Nello scacchiere delle auto la Gran Bretagna ha un ruolo determinante, dato che è un luogo di acquisto ma anche di produzione di veicoli e di pezzi di ricambio. Nella nuova catena di produzione di un’auto ci si basa sulla possibilità di ricevere dei pezzi in just-in time, ovvero una vera e propria fornitura al minuto. Ciò è possibile grazie non solo alle nuove tecnologia produttive ma alla mancanza di barriere presenti all’interno dell’Europa.
Nel caso in cui la Brexit dovesse portare a un taglio netto del settore automobilistico Britannico, tale catena subirebbe ritardi enormi, con danni economici incalcolabili. Basta pensare che un solo minuto della sospensione della produzione inglese implica un aumento di costi pari a 54.700 €. Inoltre non essendoci più un libero mercato si applicherebbero i dazi previsti dal sistema internazionale con un aumento dei costi stimati intorno ai 5,7 miliardi di euro. La conseguenza diretta sarà l’aumento del costo delle vetture e la relativa ritorsione sul potere d’acquisto dei consumatori.

L’appello del settore auto: trovare accordi con la UE

Ad aggravare la situazione si deve considerare che negli ultimi mesi sono state diverse le dichiarazioni da parte di industrie come la BMW, proprietaria di due marchi inglesi come la Rolls-Royce e la Mini, la Volkswagen che ha diversi impianti in Inghilterra, la Toyota e la Honda, che hanno ipotizzato la chiusura delle fabbriche e il trasferimento delle attività in altri paesi in caso in cui non si giungesse a un accordo tra il Regno Unito e la UE.
Sul premier Boris Johnson pesa una fortissima pressione dato che gli interessi economici sono altissimi e il settore auto chiede a gran voce di trovare un accordo che con la UE.
La data del 31 ottobre 2019 è sempre più vicina., ma per ora non sembrano esserci spiragli con la comunità Europea ma solo altre divergenze riguardo le eventuali barriere doganali interne tra Irlanda e Gran Bretagna.
Il tutto è rinviato al vertice Europeo a Bruxelles il 17-18 ottobre in cui si spera che Londra presenti delle possibili soluzioni.

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