Domenica 14 aprile

Emergenza caldo: come lo smart working può diventare una soluzione


Emergenza caldo: lo smart working è la soluzione?

Una palla di fuoco sull’Italia. L’ondata di caldo di questo luglio 2023 ha battuto i record storici di temperatura. È per questo che il Ministero della Salute ha dichiarato l’allerta rossa, da Roma a Bologna, da Firenze a Pescara, dove il termometro ha raggiunto i 36/37°C a metà luglio (39 °C percepiti), prima del picco della terza settimana del mese.

Emergenza caldo: l’estate più rovente di tutti i tempi

L’ondata di caldo non è stata solo la più intensa dell’estate, ma anche una delle più roventi di tutti i tempi. A Roma, le temperature hanno raggiunto 43°C, superando i 40,5°C registrati nella capitale ad agosto 2007. Il record di 48,8°C dell’11 agosto 2021, la temperatura più alta mai misurata in Europa, è stato battuto in Sardegna che, insieme alla Sicilia, ha sperimentato le temperature più calde mai registrate nel vecchio continente, secondo l’Agenzia spaziale europea.
Il caldo non ha mancato di provocare vittime, non solo tra gli anziani: due calciatori dilettanti di 48 e 51 anni sono morti, a causa di un malore probabilmente dovuto al caldo, durante le partite.
Gli esempi eccellenti si sprecano e anche le celebrities non sono immuni. Lo scorso anno, Carlos Santana era crollato a 20 minuti dall’inizio del concerto di Pine Knob, a causa di un esaurimento da calore: la temperatura sul palco era di ben 46°C.

Emergenza caldo: fronteggiarla come il Covid

Secondo il Ministro del lavoro, Marina Calderone, le temperature roventi non sono meno pericolose del Covid. Perciò, vanno combattute utilizzando le stesse armi, in primis lo smart working. Il tragitto da casa al posto di lavoro, infatti, potrebbe rivelarsi letale. Non solo: con queste temperature, lavorare all’aperto o in un edificio senza aria condizionata è una sfida troppo estrema da affrontare.
Non è solo questione di comfort. Il caldo, infatti, pone anche problemi per la sicurezza: quando la tua temperatura corporea è elevata, un crollo diventa un rischio reale. Lo smart working dell’emergenza caldo scatta al raggiungimento dei 35°C ed è riservato a due categorie di lavoratori:
• indoor: non solo coloro che lavorano in ufficio, ma anche chi opera in ambienti dove la produzione di calore industriale è eccessiva (agroalimentare o manufatturiero)
• pendolari: coloro che devono affrontare un viaggio, anche piccolo, per raggiungere l’azienda.

Stress da caldo: come riconoscerlo

Secondo l’Occupational Safety and Health Administration (OSHA), esistono diversi modi per riconoscere quando si soffre di stress da caldo prima che diventi un’emergenza. Soltanto uno di questi sintomi sono il segnale che è il momento di correre ai ripari:
• debolezza e stanchezza
• sete eccessiva
• pelle pallida e umida
• mal di testa
• nausea e crampi da calore

Emergenza caldo: lavorare da casa è necessario

Più che un consiglio, una necessità: lo smart working, sperimentato durante il lockdown dovuto alla pandemia, torna utile oggi come prezioso rimedio a tutela della salute di chi non può, o non vuole, andare in vacanza.
Ovviamente, non recarsi in ufficio non basta ed è consigliabile adottare qualche precauzione, anche tra le mura domestiche.

• Bere acqua
Restare idratati è fondamentale: serve a sostituire l’acqua persa con la sudorazione.

• Indossare un asciugamano umido attorno al collo
L’evaporazione aiuta ad abbassare la temperatura corporea e a prevenire i colpi di calore.

• Evitare caffeina e alcool
L’effetto disidratante di caffeina o e alcool riduce la naturale capacità del corpo di regolare la temperatura.

• Indossare abiti leggeri e di colore chiaro
Aiutano a ridurre la radiazione termica del sole estivo.

• Mangiare cibi piccanti
Il calore del cibo piccante aumenta la circolazione sanguigna e finisce per raffreddare il corpo. Quindi, Sriracha o Cholula a volontà.

• Nebulizzare se stessi
Basta riempire un flacone spray con acqua e ghiaccio: il corpo si raffredderà, mentre l’acqua evapora dalla pelle.

Emergenza caldo: la regolamentazione dello smart working

Se il Ministro del lavoro ha definito il quando, manca da stabilire il come verrà applicata praticamente la direttiva. In queste ore, si attende, perciò, un decreto ad hoc che dia indicazioni, per esempio, su una procedura di comunicazione semplificata. L’estate, del resto, non è ancora finita…

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